Quello che tu hai fatto a me (Roma)

Quello che tu hai fatto a me
Proveniente da Roma
turno A lunedì 13 luglio ore 22.00/ martedì 14 luglio ore 19.00
Drannaturgia Achille Mandolfo e Giovanni Gazzanni
Regia Giovanni Gazzanni
Con Achille Mandolfo, Andrea Grasso ,Luca Cicolella, Giulia Eugeni
Sound Designer/Musiche originali Vincenzo Pizzi e dalla voce di Andrea Piersimoni
Live Sound Andrea Piersimoni
Light Designer Eduardo Ribera
“Il sesso senza consenso è stupro” è la frase che sentiamo quotidianamente su ogni tipo di social, sui giornali, in televisione e ciò accade sia nel mondo eterosessuale, dove la donna viene considerata oggetto di desiderio in pasto al suo carnefice, sia in quello omosessuale, dove l’atto è spesso immaginato come un gioco di sadismo, un rapporto di dominazione e sottomissione. Qual è il confine fra piacere e perversione? Chi si vendica contro il suo stupratore è vittima o carnefice? Questi sono gli interrogativi che il collettivo CORPI DISABITATI indaga in “Quello che tu hai fatto a me”, un nuovo progetto artistico, mai presentato finora a nessun bando nazionale, liberamente ispirato alla celebre serie britannica“I May Destroy You”di Michaela Coele, trasportato in Italia dove giustizia e burocrazia sono impregnate di prassi, di lungaggini e di costrutti sociali. Quattro personaggi:Laura, Oliver,Paco e il Commissario. I due protagonisti, Laura e Oliver, da tre settimane frequentano lo stesso locale con un solo obiettivo: distruggere il loro carnefice. Finalmente il momento è arrivato e sono disposti a tutto per ottenere la loro dignità e la loro vendetta. Il collettivo Corpi Disabitati, diretto dal regista Giovanni Gazzanni, porta in scena la ferita del trauma e del disagio post-traumatico dei due protagonisti:Laura ha lavorato sulle ripercussioni della violenza subita, in psicoterapia, con il supporto dei medici e delle forze dell’ordine; Oliver, invece, non ha avuto né coraggio né forza e supportare la sua amica in questa ardua impresa resta l’unica ancora di salvezza per riscattarsi dal dolore. Oliver ha paura del giudizio della sua famiglia, degli altri e sfoga il suo disturbo post-traumatico nella perdizione dei suoi incontri occasionali, “sex-addiction” la chiamano. Il testo nasce dall’esigenza di portare sul palcoscenico una domanda scomoda e profonda: cosa accade quando la giustizia istituzionale non riesce a dare una risposta adeguata alla sofferenza di una vittima? La drammaturgia scenica, che scava nei territori fragili della responsabilità e della memoria, non cerca soluzioni semplificate né colpevoli rassicuranti, ma mette lo spettatore di fronte a una verità inquietante, dove il male non ha i tratti di un mostro riconoscibile, ma spesso assume il volto di una persona qualunque.
