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SUMMARY:0gni Stupida Cosa (Roma)
DESCRIPTION:(Replica) \nScritto\, diretto e interpretato da Marica Roberto\nMusiche originali Tuktu & Belugas Quartet\nLuci Stefano Stacchini \nProveniente da Roma\nProduzione Attori & Musici \nIl diario di una donna alle prese con il suo quotidiano\, frastornata dalle attuali dinamiche per le quali ogni attimo è un turbinio di pensieri e azioni che si accavallano\, e che possono rendere la giornata inconcludente\, tra le mille sollecitazioni della rete\, la messaggistica\, persino il personale atto creativo\, i pensieri e le idee che non si fa in tempo a trattenere\, le incombenze giornaliere e le attenzioni superflue a fatti marginali. Riversando su carta azioni e pensieri cerca in parte di svuotarsene\, di trovare ristoro e\, forse\, utilità. Nel racconto vorticoso e spesso non-sense delle giornate irrompe però disturbante sempre un pensiero\, quasi una dimenticanza\, una nota a margine: la guerra. “Ah già\, la guerra …” continua a ripetere la donna. Nasce così un confronto tra le due dimensioni\, le nostre vite protette e spesso intrise di superficialità\, e le guerre e i loro atroci accadimenti che restano sempre sullo sfondo di un qualunque “Ah\, già …”Procedono i diversi giorni finché la notizia di una strage di bambini nelle zone di guerra fa entrare la donna in confusione\, in una sequenza di pensieri angoscianti che la portano ad essere metaforicamente la madre di ogni bambino\, forse del suo stesso bambino\, in una dolorosa immedesimazione. Da qui la finzione non può che cedere il passo alla realtà\, il video con i volti e i nomi dei bambini palestinesi uccisi\, la data e il luogo della loro morte; il racconto dell’incontro virtuale dell’autrice col drammaturgo palestinese Hossam Al-Madhoun\, che\, irrompendo virtualmente con un video da lui registrato in Medio Oriente\, ci regala una pagina sognante e drammatica sulla Giornata Mondiale del Teatro – 27 Marzo 2024 – da lui vissuta a Gaza. Noi gli facciamo eco\, condividiamo il suo sogno\, cerchiamo con le nostre piccole azioni artistiche di non tacere.
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SUMMARY:Tanto Ormai (Roma)
DESCRIPTION:(Replica) \nDi Damiano Lepri e Adriano Gardumi\ncon Damiano Lepri\,Luca di Sessa\, Jacopo Dragonetti\nregia di Adriano Gardu \nProveniente da Roma\nCollettivo dell’aspirapolvere\nProduzione Acqua Salata Produzioni \nBombe\, carri armati\, treni e colpi di pistola fanno vacillare un quadro al centro del palco. Due finestre in fondo nascondono in controluce la paura che sentiamo e non vediamo. Tre giovani amici\, pavidi e disertori\, impauriti e fierissimi\, si rifugiano in casa e in loro stessi. Mentre fuori la guerra si avvicina e dentro l’appartamento la discussione sembra non finire mai\, lateralmente la vita va avanti\, nonostante tutto. Uno spettacolo basato sui suoni e la parola\, dove la critica all’ignoranza e all’ignavia arriva malgrado chi lo scrive e lo interpreta. Vorrebbero fare di più\, ma non possono. Quindi facciamo il possibile\, ma non vorremmo.
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SUMMARY:Solo gli Sfigati Lavorano di Domenica (Trento)
DESCRIPTION:(Replica) \ntesto originale Manuela Fischietti\ndrammaturgia e regia Alessio kogoj\ncon Manuela Fischietti & Alessio kogoj\ncostumi e oggetti di scena Samuel Trentini\ne piccola bottega dei Teatri soffiati\ntecnica bloom service\norganizzazione Saba Burali \nProveniente da Trento \nproduzione i teatri soffiati / rifiuti speciali \nSolo gli sfigati lavorano la domenica è una spassionata dichiarazione di delusione verso un mondo che ci vuole performanti\, credibili\, attivi\, eroici\, produttivi anche quando il lavoro non c’è. Solo gli sfigati lavorano la domenica è un racconto tutto al femminile sulle diseguaglianze di genere nel mondo del lavoro e non solo. Solo gli sfigati lavorano la domenica è un manuale di sopravvivenza per chi lavora\, per chi continua a cercare lavoro\, per chi vorrebbe cambiare lavoro\, per chi non sa più lavorare. Solo gli sfigati lavorano la domenica è la domanda che supera sempre l’offerta. Ma è anche un atto d’amore verso il nostro io profondo\, quell’io speranzoso\, che ogni tanto\, stanco sul divano a fine giornata\, torna a chiederci “Era questa la vita che sognavi da bambino?” Parole\, azioni\, opere\, omissioni e musica sintetica s’inalberano sulla scena scandendo tempi di grande leggerezza e profonda riflessione. Uno specchio in cui ogni spettatore potrà riconoscersi\, aldilà di ogni deformazione professionale e pura consapevolezza. Tra cambi di registro\, dal comico al grottesco e dal drammatico al tragico passando per la farsa\, la scena si colora di quadri\, atmosfere sfocate o vivide\, il cui centro pulsante è il lavoro con le sue contraddizioni\, visioni\, speranze.
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SUMMARY:FINALE
DESCRIPTION:Finale Roma Fringe Festival 2025\n\n\n TANTO ORMAI\n \n\n Finalista Roma Fringe Festival 2025\n\n \n\nTre giovani amici. Una casa. La guerra fuori e dentro.\n\n \n\nIn Tanto Ormai\, le parole scivolano tra suoni lontani\, paure non dette e slanci trattenuti.\n\n \n\nUn rifugio mentale e fisico dove l’ignavia diventa una scelta\, e il possibile si scontra con l’impossibile.\n\n \n\nUn’opera cruda\, poetica\, necessaria.\n\n \n\nPerché a volte non si ha il coraggio di cambiare il mondo\, ma si può ancora raccontarlo.\n\n \n\ndi Damiano Lepri e Adriano Gardumi\n\n \n\ncon Damiano Lepri\, Luca Di Sessa è Jacopo Dragonetti\n\n \n\nregia Adriano Gardumi\n\n \n\naiuto regia Mery Calamita\n\n \n\nAcqua Salata Produzioni\n\n \n\ncollettivo dell’aspirapolvere\n\n \n\n Finalissima lunedì 28 luglio al Teatro Vascello\n\n \n\n#RomaFringeFestival2025 #TantoOrmai #FringeFinale #TeatroContemporaneo\n\n \n\n \n\n\n\n \n VENIRE MENO\n \n\n Finalista Roma Fringe Festival 2025\n\n \n\n“Avete mai finto un orgasmo?”\n\n \n\nVenire Meno parte da una domanda semplice e travolge tutto: ruoli\, stereotipi\, corpi e risate.\n\n \n\nQuattro donne in scena e una sola verità: quella che abbiamo finto per troppo tempo.\n\n \n\nIronico\, schietto\, profondamente liberatorio.\n\n \n\nUn atto di consapevolezza che diventa esperienza collettiva.\n\n \n\ndi e con Eleonora Bracci\, Giulia Celletti\, Marta Della Lucia e Camilla Ferrara.\n\n \n\n Finalissima lunedì 28 luglio\n\n \n\n#RomaFringeFestival2025 #VenireMeno #FinaleFringe #TeatroFemminile\n\n \n\n \n\n\n\n \n RAINBOW\n \n\n Finalista Roma Fringe Festival 2025\n\n \n\nUn ricordo si apre. E dentro\, la guerra.\n\n \n\nRainbow è un viaggio intimo e potente tra memoria e perdita\, sogni inghiottiti dal mare\, e uomini trasformati dalla paura.\n\n \n\nUn monologo tratto da una storia vera che scava\, sussurra e infine colpisce.\n\n \n\nPerché anche nel buio più fitto\, la voce della memoria può farsi luce.\n\n \n\ndi e con Francesco Rivieccio\n\n \n\n Finalissima lunedì 28 luglio\n\n \n\n#RomaFringeFestival2025 #Rainbow #FringeFinale #MemoriaInScena\n\n \n\n \n\n 
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SUMMARY:Pigiama Party (Roma)
DESCRIPTION:Pigiama Party\, Inventario per un corpo eretico \nproveniente da Roma\nturno A lunedì 13 luglio ore 19.00 /martedì 14 luglio ore 20.30  \nRegia e drammaturgia di Martina Badiluzzi\ncon Viviana Barboni\, Camilla Benzi Alice Casales\, Tiziana Di Tella\, Caterina Petrarulo\nDrammaturgia musicale ed esecuzione dal vivo\na cura di Roberta Russo (Kyoto)\nDisegno luci di Matteo Bergonzoni\nSupervisione della partitura fisica a cura di Roberta Racis \nPigiama Party\, Inventario per un corpo eretico : un tentativo di rovesciare l’archetipo unidimensionale della femminista  strega\, arrabbiata\, frigida\, nervosa. Una drammaturgia ibrida\, scritta in consonanza con la musica\, in cui materiali storici si intrecciano a elementi autobiografici\, pratiche performative\, e dove i corpi sono il principio di ogni cosa. Lo spettacolo prende in prestito le forme del gioco\, della confidenza\, della farsa\, del rito e le piega per rivelarne la natura politica. Ferita\, mestruazione\, la rottura dell’imene sono  tappe segnate nel sangue\, riti di iniziazione che ogni giovane donna attraversa per arrivare alla maturità. Soglie attraverso cui il corpo femminile deve passare\, in rapporto diretto con il sangue. \n 
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SUMMARY:Mi chiamavano Tina. Sulle traccie di una rivoluzionaria antifascista (Trento)
DESCRIPTION:Mi chiamavano Tina. Sulle tracce di una rivoluzionaria antifascista. \nproveniente da Trento\nturno A  lunedì 13 luglio ore 20.30/martedì 14 luglio ore 22.00 \ndi e con Manuela Fischietti\nregia Maura Pettorruso\ndisegno luci Luca Dè Martini di Valle Aperta\nricerca storico-documentaria Lorenzo Vicentini\ncostumi Valentina Basiliana\ngrafica Nadia Groff\nUna produzione Rifiuti Speciali \nMi chiamavano Tina è un omaggio ad una grande artista\, operaia\, attrice\, fotografa\, antifascista e militante nel partito comunista antifascista e militante nel partito comunista. Una donna che ha attraversato la vita senza mai tradire il suo istinto di combattente messo al servizio della libertà e ribellandosi alle convenzioni dell’epoca e alle censure delle dittature che infiammavano il mondo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
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SUMMARY:Quello che tu hai fatto a me (Roma)
DESCRIPTION:Quello che tu hai fatto a me \nProveniente da Roma\nturno A lunedì 13 luglio ore 22.00/ martedì 14 luglio ore 19.00 \nDrannaturgia Achille Mandolfo e Giovanni Gazzanni\nRegia Giovanni Gazzanni\nCon  Achille Mandolfo\, Andrea Grasso \,Luca Cicolella\, Giulia Eugeni\nSound Designer/Musiche originali Vincenzo Pizzi e dalla voce di Andrea Piersimoni\nLive Sound  Andrea Piersimoni\nLight Designer Eduardo Ribera \n“Il sesso senza consenso è stupro” è la frase che sentiamo quotidianamente su ogni tipo di social\, sui giornali\, in televisione e ciò accade sia nel mondo eterosessuale\, dove la donna viene considerata oggetto di desiderio in pasto al suo carnefice\, sia in quello omosessuale\, dove l’atto è spesso immaginato come un gioco di sadismo\, un rapporto di dominazione e sottomissione. Qual è il confine fra piacere e perversione? Chi si vendica contro il suo stupratore è vittima o carnefice? Questi sono gli interrogativi che il collettivo CORPI DISABITATI indaga in “Quello che tu hai fatto a me”\, un nuovo progetto artistico\, mai presentato finora a nessun bando nazionale\, liberamente ispirato alla celebre serie britannica“I May Destroy You”di Michaela Coele\, trasportato in Italia dove giustizia e burocrazia sono impregnate di prassi\, di lungaggini e di costrutti sociali. Quattro personaggi:Laura\, Oliver\,Paco e il Commissario. I due protagonisti\, Laura e Oliver\, da tre settimane frequentano lo stesso locale con un solo obiettivo: distruggere il loro carnefice. Finalmente il momento è arrivato e sono disposti a tutto per ottenere la loro dignità e la loro vendetta. Il collettivo Corpi Disabitati\, diretto dal regista Giovanni Gazzanni\, porta in scena la ferita del trauma e del disagio post-traumatico dei due protagonisti:Laura ha lavorato sulle ripercussioni della violenza subita\, in psicoterapia\, con il supporto dei medici e delle forze dell’ordine; Oliver\, invece\, non ha avuto né coraggio né forza e supportare la sua amica in questa ardua impresa resta l’unica ancora di salvezza per riscattarsi dal dolore. Oliver  ha paura del giudizio della sua famiglia\, degli altri e sfoga il suo disturbo post-traumatico nella perdizione dei suoi incontri occasionali\, “sex-addiction” la chiamano. Il testo nasce dall’esigenza di portare sul palcoscenico una domanda scomoda e profonda: cosa accade quando la giustizia istituzionale non riesce a dare una risposta adeguata alla sofferenza di una vittima? La drammaturgia scenica\, che scava nei territori fragili della responsabilità e della memoria\, non cerca soluzioni semplificate né colpevoli rassicuranti\, ma mette lo spettatore di fronte a una verità inquietante\, dove il male non ha i tratti di un mostro riconoscibile\, ma spesso assume il volto di una persona qualunque.
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DESCRIPTION:Quello che tu hai fatto a me \nProveniente da Roma\nturno A lunedì 13 luglio ore 22.00/ martedì 14 luglio ore 19.00 \nDrannaturgia Achille Mandolfo e Giovanni Gazzanni\nRegia Giovanni Gazzanni\nCon  Achille Mandolfo\, Andrea Grasso \,Luca Cicolella\, Giulia Eugeni\nSound Designer/Musiche originali Vincenzo Pizzi e dalla voce di Andrea Piersimoni\nLive Sound  Andrea Piersimoni\nLight Designer Eduardo Ribera \n“Il sesso senza consenso è stupro” è la frase che sentiamo quotidianamente su ogni tipo di social\, sui giornali\, in televisione e ciò accade sia nel mondo eterosessuale\, dove la donna viene considerata oggetto di desiderio in pasto al suo carnefice\, sia in quello omosessuale\, dove l’atto è spesso immaginato come un gioco di sadismo\, un rapporto di dominazione e sottomissione. Qual è il confine fra piacere e perversione? Chi si vendica contro il suo stupratore è vittima o carnefice? Questi sono gli interrogativi che il collettivo CORPI DISABITATI indaga in “Quello che tu hai fatto a me”\, un nuovo progetto artistico\, mai presentato finora a nessun bando nazionale\, liberamente ispirato alla celebre serie britannica“I May Destroy You”di Michaela Coele\, trasportato in Italia dove giustizia e burocrazia sono impregnate di prassi\, di lungaggini e di costrutti sociali. Quattro personaggi:Laura\, Oliver\,Paco e il Commissario. I due protagonisti\, Laura e Oliver\, da tre settimane frequentano lo stesso locale con un solo obiettivo: distruggere il loro carnefice. Finalmente il momento è arrivato e sono disposti a tutto per ottenere la loro dignità e la loro vendetta. Il collettivo Corpi Disabitati\, diretto dal regista Giovanni Gazzanni\, porta in scena la ferita del trauma e del disagio post-traumatico dei due protagonisti:Laura ha lavorato sulle ripercussioni della violenza subita\, in psicoterapia\, con il supporto dei medici e delle forze dell’ordine; Oliver\, invece\, non ha avuto né coraggio né forza e supportare la sua amica in questa ardua impresa resta l’unica ancora di salvezza per riscattarsi dal dolore. Oliver  ha paura del giudizio della sua famiglia\, degli altri e sfoga il suo disturbo post-traumatico nella perdizione dei suoi incontri occasionali\, “sex-addiction” la chiamano. Il testo nasce dall’esigenza di portare sul palcoscenico una domanda scomoda e profonda: cosa accade quando la giustizia istituzionale non riesce a dare una risposta adeguata alla sofferenza di una vittima? La drammaturgia scenica\, che scava nei territori fragili della responsabilità e della memoria\, non cerca soluzioni semplificate né colpevoli rassicuranti\, ma mette lo spettatore di fronte a una verità inquietante\, dove il male non ha i tratti di un mostro riconoscibile\, ma spesso assume il volto di una persona qualunque.
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DESCRIPTION:Mi chiamavano Tina. Sulle tracce di una rivoluzionaria antifascista. \nproveniente da Trento\nturno A  lunedì 13 luglio ore 20.30/martedì 14 luglio ore 22.00 \ndi e con Manuela Fischietti\nregia Maura Pettorruso\ndisegno luci Luca Dè Martini di Valle Aperta\nricerca storico-documentaria Lorenzo Vicentini\ncostumi Valentina Basiliana\ngrafica Nadia Groff\nUna produzione Rifiuti Speciali \nMi chiamavano Tina è un omaggio ad una grande artista\, operaia\, attrice\, fotografa\, antifascista e militante nel partito comunista antifascista e militante nel partito comunista. Una donna che ha attraversato la vita senza mai tradire il suo istinto di combattente messo al servizio della libertà e ribellandosi alle convenzioni dell’epoca e alle censure delle dittature che infiammavano il mondo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
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DESCRIPTION:Fine \nproveniente da Roma\nturno B mercoledì 15 luglio ore 19.00/giovedì 16 luglio ore 20.30 \nUno spettacolo di Gianluca Zaccaria\ncon Gianluca Zaccaria e Lo Straqen\nmusica di Lo Straqen \nLa parola fine\, nella sua natura ossimorica\, è il fulcro del testo. Stare in questo spazio di transizione significa riconoscere che la fine non è l’opposto della vita\, ma una sua condizione possibile. Lo spettacolo diventa quindi un rito per imparare a esistere. Esistere\, semplicemente. E scoprire che proprio nel punto in cui tutto finisce può riaprirsi uno spazio di respiro.
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SUMMARY:Castagne Matte (Trento)
DESCRIPTION:Castagne Matte \nproveniente da Trento\nturno B mercoledì 15 luglio ore 23.30/ giovedì 16 luglio ore 22.00 \nun testo di Denis Fontanari e Carlo Orlando\ncon Denis Fontanari e Candirù\nMusiche originali Candirù\nProduzione Ariateatro \nIl nostro è un racconto di domande aperte su un passato non ancora elaborato\, sui mutamenti del  presente della psichiatria e sul significato della follia. Abbiamo deciso di narrare la follia per indagarla\, tentare di darle voce\, allenandoci alla mancanza di comprensione\, abbandonando la ricerca del confine tra ciò che è sano e ciò che non lo è. Per iniziare abbiamo attinto dal mondo che ci  circonda\, da ciò che vediamo passare per strada\, da ciò che il manicomio ha partorito dopo la sua  chiusura. Le tracce leggibili ci hanno condotti a ritroso sui passi della percezione della malattia mentale\, un percorso ottovolante di cui abbiamo provato a raccontare i tecnicismi e le contraddizioni\, le geografie\, ogni balzo in avanti e tutti quelli che ora ci sembrano andare indietro. La scrittura  delle canzoni  avvenuta dopo aver chiarito le necessità della psichiatria contemporanea  e dopo\,  dopo averne osservato il volto\, oggi. La nostra sfida è raccontare\, senza giudizio\, un tentativo di varcare la soglia e di ritrovarsi in un mondo nuovo\, in cui ogni cosa è apparentemente possibile. \n 
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SUMMARY:Due Pesci (Roma)
DESCRIPTION:Due pesci \nproveniente da Roma\nturno B mercoledì 15 luglio ore 22.00/giovedì 16 luglio ore 19.00 \nScritto e diretto da Paolo Roberto Santo\nCon Domenico Panarello e Francesco Bonaccorso\nAiuto regia Francesca Cutropia\nMovimenti scenici Irasema Carpinteri\nLuci Alessandro Laprovitera \nTecnico Pierluigi Paniccia \nI personaggi che racconto in questo spettacolo sono in perenne bilico fra il restare e il partire\, fra la paura che li inchioda a una quotidianità sempre uguale (e per questo confortante) e il desiderio di vedere cosa c’è oltre ciò che già conoscono. L’essere umano\, creatura spesso controversa\, viene osservato da occhi esterni\, occhi di un’altra specie animale\, gli occhi di due pesci\, gli occhi di Salvatore e Domenico. La lingua\, in parte dialettale\, e il contesto connotano la storia in un luogo preciso\, ma i sentimenti e i desideri dei personaggi rendono la vicenda universale\, amplificando il senso di tutto lo spettacolo. Credo che la storia di Salvatore e Domenico non riguardi solo i siciliani\, ma la condizione umana nella sua universalità.
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DESCRIPTION:Fine \nproveniente da Roma\nturno B mercoledì 15 luglio ore 19.00/giovedì 16 luglio ore 20.30 \nUno spettacolo di Gianluca Zaccaria\ncon Gianluca Zaccaria e Lo Straqen\nmusica di Lo Straqen \nLa parola fine\, nella sua natura ossimorica\, è il fulcro del testo. Stare in questo spazio di transizione significa riconoscere che la fine non è l’opposto della vita\, ma una sua condizione possibile. Lo spettacolo diventa quindi un rito per imparare a esistere. Esistere\, semplicemente. E scoprire che proprio nel punto in cui tutto finisce può riaprirsi uno spazio di respiro.
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SUMMARY:Masnada quest - trova Margherita (Roma)
DESCRIPTION:Masnada Quest – Trova Margherita \nProveniente da Roma\nturno C venerdì 17 luglio ore 19.00/sabato 18 luglio ore 20.30\ndrammaturgia Leonardo Alberto Lutario\ncon Leonardo Alberto Lutario e Giacomo Toccacelli \nIl progetto nasce dall’urgenza di indagare come il linguaggio della performance e dell’efficienza economica abbia colonizzato l’intimità. L’estetica sonora attinge al mondo del gaming. I cartelli costituiscono gli unici elementi scenografici . In questo testo si tenta di dare voce all’analfabetismo emotivo attraverso una struttura ludica. Masnada Quest intende denunciare la cronica carenza di un’educazione affettiva\, spesso sostituita da automatismi sociali precostituiti e quindi preimpostati. La frangia conservatrice\, e non\, delle passate generazioni tende a delegittimare i moderni studi psicologici e relazionali\, rifugiandosi compulsivamente in un modello di monogamia standard. Questo approccio ha generato un vuoto comunicativo\, un’idea di coppia da cui sentiamo l’urgenza di prendere le distanze per far emergere la fallacia di un sistema che scambia il silenzio per armonia e la sottomissione per fedeltà.
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SUMMARY:Ex - pose- me (Brindisi)
DESCRIPTION:Ex – Pose- Me \nproveniente da Brindisi\nturno C venerdì 17 luglio ore 20.30/ sabato 18 luglio ore 22.00\ncon Ilenia Sibilio e Giulia Alò\nIdeazione\, drammaturgia e regia David Marzi\nAiuto regia  Teresa Cecere\nMusiche originali Alessandra Orlando e Giulia Alò\nCoreografia Francesco Biasi\nProduzione SenzaConfine \nEX-POSE-ME nasce da una domanda semplice e radicale : chi decide cosa è visibile\, e quindi cosa è desiderabile? In un ecosistema digitale che si presenta come neutrale ma che è profondamente attraversato da logiche economiche\, politiche e di genere\, il corpo  e in particolare il corpo femminile  diventa superficie di esposizione\, consumo e giudizio. Questo spettacolo prova a intervenire in quel meccanismo non spiegandolo\, ma attraversandolo dal vivo. In scena ci sono due attrici : entrambe cantano\, una suona dal vivo. Questa scelta rompe l’idea di individualità eroica e afferma una necessità : da sole non si combatte. I corpi si sostengono\, si duplicano\, si contraddicono\, diventano eco e distorsione l’uno dell’altro. Il corpo non rappresenta\, ma espone; non interpreta\, ma attraversa . È luogo politico\, campo di tensione tra sguardo e autodeterminazione. EX-POSE-ME non ricostruisce semplicemente una storia di esposizione subita : prova a ribaltarla. Trasforma l’esposizione in scelta\, la visibilità in gesto politico. È un attraversamento del trauma che non cerca consolazione\, ma posizione. Alla fine\, dopo la frammentazione\, resta una parola semplice e radicale: io.
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SUMMARY:Bajkal\, Geologia acquatica dell’amore panico (Roma)
DESCRIPTION:Bajkal\, Geologia acquatica dell’amore panico \nproveniente da Roma\nturno C venerdì 17 luglio ore 22.00/sabato 18 luglio ore 19.00 \ndi  e con Beatrice Valeri e Sarah Paoletti \n“Bajkal”  è uno spettacolo che indaga il processo di crescita e trasformazione di una  giovane donna e di una madre\, osservandolo attraverso il loro rapporto di emancipazione  l’una dall’altra. Nello sviluppo di questo legame vengono  individuati tre momenti fondamentali\, che  costituiscono altrettanti blocchi drammaturgici e accompagnano il progressivo percorso di  separazione tra i due personaggi. Ognuno di questi tre atti corrisponde a una fase diversa  del rapporto tra madre e figlia:  i primi due momenti raccontano una distanza che si  costruisce sul piano psicologico e identitario\, mentre l’ultimo approda a una separazione  concreta\, fisica e definitiva.
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DESCRIPTION:Masnada Quest – Trova Margherita \nProveniente da Roma\nturno C venerdì 17 luglio ore 19.00/sabato 18 luglio ore 20.30\ndrammaturgia Leonardo Alberto Lutario\ncon Leonardo Alberto Lutario e Giacomo Toccacelli \nIl progetto nasce dall’urgenza di indagare come il linguaggio della performance e dell’efficienza economica abbia colonizzato l’intimità. L’estetica sonora attinge al mondo del gaming. I cartelli costituiscono gli unici elementi scenografici . In questo testo si tenta di dare voce all’analfabetismo emotivo attraverso una struttura ludica. Masnada Quest intende denunciare la cronica carenza di un’educazione affettiva\, spesso sostituita da automatismi sociali precostituiti e quindi preimpostati. La frangia conservatrice\, e non\, delle passate generazioni tende a delegittimare i moderni studi psicologici e relazionali\, rifugiandosi compulsivamente in un modello di monogamia standard. Questo approccio ha generato un vuoto comunicativo\, un’idea di coppia da cui sentiamo l’urgenza di prendere le distanze per far emergere la fallacia di un sistema che scambia il silenzio per armonia e la sottomissione per fedeltà.
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DESCRIPTION:Ex – Pose- Me \nproveniente da Brindisi\nturno C venerdì 17 luglio ore 20.30/ sabato 18 luglio ore 22.00\ncon Ilenia Sibilio e Giulia Alò\nIdeazione\, drammaturgia e regia David Marzi\nAiuto regia  Teresa Cecere\nMusiche originali Alessandra Orlando e Giulia Alò\nCoreografia Francesco Biasi\nProduzione SenzaConfine \nEX-POSE-ME nasce da una domanda semplice e radicale : chi decide cosa è visibile\, e quindi cosa è desiderabile? In un ecosistema digitale che si presenta come neutrale ma che è profondamente attraversato da logiche economiche\, politiche e di genere\, il corpo  e in particolare il corpo femminile  diventa superficie di esposizione\, consumo e giudizio. Questo spettacolo prova a intervenire in quel meccanismo non spiegandolo\, ma attraversandolo dal vivo. In scena ci sono due attrici : entrambe cantano\, una suona dal vivo. Questa scelta rompe l’idea di individualità eroica e afferma una necessità : da sole non si combatte. I corpi si sostengono\, si duplicano\, si contraddicono\, diventano eco e distorsione l’uno dell’altro. Il corpo non rappresenta\, ma espone; non interpreta\, ma attraversa . È luogo politico\, campo di tensione tra sguardo e autodeterminazione. EX-POSE-ME non ricostruisce semplicemente una storia di esposizione subita : prova a ribaltarla. Trasforma l’esposizione in scelta\, la visibilità in gesto politico. È un attraversamento del trauma che non cerca consolazione\, ma posizione. Alla fine\, dopo la frammentazione\, resta una parola semplice e radicale: io.
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SUMMARY:Stand-up Comedy: Mi riconoscete? (Fano)
DESCRIPTION:Mi Riconoscete?\nproveniente da Fano \nSerata Stand Up Comedy\ndomenica 19 luglio ore 21\ndi e con Gianluca Ruscitti \nIn questo monologo di stand up\, attraverso un’ironia  sincera\, si affronta il viaggio che ha vissuto un figlio  con sua madre\, colpita dall’Alzheimer. Il racconto si sviluppa tra momenti intimi e spunti leggeri. È uno spettacolo intimo e coraggioso\, ma anche  capace di creare un senso di comunità\, perché chi lo  vive può riconoscersi e sentirsi meno solo. Chi non lo vive\, può capirne alcuni aspetti. La stand-up ha una responsabilità speciale nel portare sul palco storie che abbiano un impatto  profondo. Oltre alla comicità\, c’è bisogno di dare  spazio anche a temi più complessi. L’Alzheimer è una malattia che cambia tutto\, ma con l’ironia\, si può ridere di tutto\, quando il racconto è  rispettoso e personale. Ci aiuta a stare un po’ meglio. Il monologo vuole parlare a chi vive questa realtà\, ma anche a chi non la conosce\, perché in fondo\, queste storie siamo noi. È un tema delicato\, proprio per questo ne dobbiamo parlare. Se da un lato il monologo affronta temi profondi\, dall’altro ci saranno risate\, storie assurde e  quell’ironia che ci salva sempre. Alla fine\, tutti abbiamo comportamenti\, linguaggi\, modalità  non sempre “ordinarie e logiche”. Alla fine\, in questo monologo: “Mi riconoscete?”\, ci si riconoscono un po’ tutti. Lo spettacolo è nato dal dialogo delle operatrici di un consultorio con la famiglia della malata.  L’assistente sociale e la psicologa dello staff hanno lanciato la sfida a Gianluca Ruscitti\, stand up comedian ed improvvisatore: parlare di questo tema con quel linguaggio leggero e moderno\,  prima di tutto per far sorridere i familiari dei malati\, ma accorgendosi presto insieme che quel  messaggio doveva e deve essere proposto a chiunque. In certe situazioni\, o si trova lo spunto comico\, o si impazzisce tutti.
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SUMMARY:Stand-up Comedy: Cosi'\, su due piedi (Roma)
DESCRIPTION:COSÌ\,SU DUE PIEDI \nproveniente da Roma\nserata Stand Up Comedy \ndomenica 19 luglio ore 22.00\ndi e con Angelo Curci \nFaccio fatica a parlare di me\, preferisco parlare degli altri. Codardo\, penserà qualcuno\, e ha ragione. Ecco allora una buona occasione per raccontare di ricchi che si fingono poveri\, un’ex che si scopre lesbica\, e un fratello gemello molto più bello di me.
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SUMMARY:Mancanza di stelle (Roma)
DESCRIPTION:Mancanza di stelle\nproveniente da Roma\nturno D lunedì 20 luglio ore 19/martedì 20 luglio ore 20.30 \n  \ndi e con Maria Lomurno \nIl racconto mette in luce il rapporto complesso tra le due donne attraversando il tema dell’elaborazione del lutto\, interrogandosi sul senso della sopravvivenza e sul peso che grava su chi resta. La protagonista rifiuta il ruolo di erede simbolica delle aspettative familiari e rivendica il diritto di esistere senza dover compensare l’assenza della sorella o giustificare la propria sopravvivenza attraverso il successo. Mancanza di stelle è un racconto sul desiderio nelle sue molteplici forme: desiderio d’amore\, di riconoscimento\, di libertà\, di appartenenza e di futuro. Indaga il rapporto tra ciò che perdiamo e ciò che continuiamo a cercare\, mostrando come siano proprio le assenze a orientare il nostro sguardo e a definire il nostro modo di stare al mondo.
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SUMMARY:Il corpo di Matteotti (Roma)
DESCRIPTION:Il corpo di Matteotti\nproveniente da Roma\nturno D lunedì 20 luglio ore 20.30/martedì 21 luglio ore 22.00 \nregia Andrea Baldoffei\ncon Andrea Baldoffei e Riccardo Milani\ndisegno sonoro Alessandro Giannone luci Giulio Ferro\nliberamente ispirato al libro omonimo di\nItalo Arcuri\ncon il patrocinio della fondazione Giacomo Matteotti ETS \nIl cuore de “Il corpo di Matteotti” è la crisi che si consuma in uno spazio angusto tra due corpi: quello vivo dello squadrista Amleto Poveromo e quello morto di Giacomo Matteotti. Poiché ogni dialogo è impossibile\, l’orrore indicibile dell’atto viene ricostruito attraverso il monologo interiore di Poveromo e\, soprattutto\, tramite l’azione fisica. La finzione scenica non è storica\, ma emotiva: la sepoltura si trasforma in una sorta di danza involontaria\, una coreografia dell’esaurimento che travolge lo squadrista. Poveromo è fisicamente e mentalmente a pezzi: il corpo di Matteotti gli sta addosso come un peso insopportabile\, impedendogli di portare a termine il compito e facendo vacillare ogni sua presunta solida convinzione. Il suo orgoglio\, già ferito dai suoi pari\, crolla sotto questo sforzo. Ad amplificare lo stato di tormento c’è il disegno sonoro\, una traccia unica e ossessiva che accompagna l’intera rappresentazione. Partendo dai rumori naturali di una sera d’estate\, il suono si evolve\, diventando l’eco della crescente paranoia di Poveromo e del suo straniamento dalla realtà. Egli percepisce i rumori non come neutri\, ma come giudizi: sente risate nel buio e il belato delle pecore che sembrano accerchiarlo\, condannarlo e bloccarlo nella sua impresa. Il progetto\, in definitiva\, usa questa fusione di azione\, parola e suono per esplorare il tema della scelta e del coraggio necessario per rivedere le proprie radicate certezze.
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SUMMARY:The Kisser – Divoratrice di bocche (San Benedetto del Tronto)
DESCRIPTION:The Kisser – Divoratrice di bocche\nproveniente da San Benedetto del Tronto\nturno D lunedì 20 luglio ore 22.00/martedì 21 luglio ore 19.00 \n  \ndi e con Martina Gabrielli \nAmsterdam. Circa dieci anni fa. Ho un rapporto problematico con il mio corpo e con lo specchio.Vivo illusioni d’amore\, intreccio legami ambigui con amici omosessuali. La promiscuità mi circonda\, ma la mia sessualità è spenta. Sono sola tra la folla. Un desiderio assente\, un bisogno immenso. Vuoti che colmano altri vuoti\, fino alla voragine. Sostanze stupefacenti come stampelle. Personaggi che annullano la persona. Continui abbagli. Lampi di mondo: infatuazioni\, rapporti fantasticati\, dipendenze\, musica techno. Sono in discoteca\, a casa di Pamela\, nel bagno di casa. Ora nella bocca di G. L’esperienza autobiografica diviene costruzione performativa e visiva. Una pluralità di personaggi abita il corpo della performer\, secondo un principio di montaggio che\, come nei sogni e nella memoria\, frammenta e ricompone i tempi dell’esperienza.
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SUMMARY:The Kisser – Divoratrice di bocche (San Benedetto del Tronto)
DESCRIPTION:The Kisser – Divoratrice di bocche\nproveniente da San Benedetto del Tronto\nturno D lunedì 20 luglio ore 22.00/martedì 21 luglio ore 19.00 \n  \ndi e con Martina Gabrielli \nAmsterdam. Circa dieci anni fa. Ho un rapporto problematico con il mio corpo e con lo specchio.Vivo illusioni d’amore\, intreccio legami ambigui con amici omosessuali. La promiscuità mi circonda\, ma la mia sessualità è spenta. Sono sola tra la folla. Un desiderio assente\, un bisogno immenso. Vuoti che colmano altri vuoti\, fino alla voragine. Sostanze stupefacenti come stampelle. Personaggi che annullano la persona. Continui abbagli. Lampi di mondo: infatuazioni\, rapporti fantasticati\, dipendenze\, musica techno. Sono in discoteca\, a casa di Pamela\, nel bagno di casa. Ora nella bocca di G. L’esperienza autobiografica diviene costruzione performativa e visiva. Una pluralità di personaggi abita il corpo della performer\, secondo un principio di montaggio che\, come nei sogni e nella memoria\, frammenta e ricompone i tempi dell’esperienza.
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SUMMARY:Mancanza di stelle (Roma)
DESCRIPTION:Mancanza di stelle\nproveniente da Roma\nturno D lunedì 20 luglio ore 19/martedì 20 luglio ore 20.30 \n  \ndi e con Maria Lomurno \nIl racconto mette in luce il rapporto complesso tra le due donne attraversando il tema dell’elaborazione del lutto\, interrogandosi sul senso della sopravvivenza e sul peso che grava su chi resta. La protagonista rifiuta il ruolo di erede simbolica delle aspettative familiari e rivendica il diritto di esistere senza dover compensare l’assenza della sorella o giustificare la propria sopravvivenza attraverso il successo. Mancanza di stelle è un racconto sul desiderio nelle sue molteplici forme: desiderio d’amore\, di riconoscimento\, di libertà\, di appartenenza e di futuro. Indaga il rapporto tra ciò che perdiamo e ciò che continuiamo a cercare\, mostrando come siano proprio le assenze a orientare il nostro sguardo e a definire il nostro modo di stare al mondo.
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