Bianca come i finocchi in insalata

Compagnia del Calzino

 

proveniente da
Zola Predosa (BO)

scritto e diretto da
Silvia Marchetti

con
Andrea Ramosi

 

Bianca non è più giovanissima. Non è bella. Non è ricca (subaffitta una stanza con uso cucina dall’odiosa e prepotente Signora Rizzotto). E probabilmente non è mai stata particolarmente amata o capita. Oggi però si sente amata dal Signor Direttore, il suo Antonino, Preside della scuola elementare in cui Bianca insegna. È grazie a lui che Bianca sta vivendo una seconda giovinezza fatta di entusiasmi, farfalle nello stomaco, rinnovata passione per l’insegnamento (“io sono un pilastro della società”). Tuttavia fin dalle primissime battute del testo si avverte che qualcosa non va, che qualcosa di morboso aleggia nell’animo di Bianca e cresce di ora in ora, alimentato dall’interminabile attesa dell’amante che tarda a raggiungerla o dalla mancanza di rispetto che la sua classe sembra riservarle.
Il disagio aumenta e con esso un malessere fisico che Bianca cerca di negare a se stessa, e che contribuirà in maniera determinante al crollo nervoso che la sopraffarà. “Bianca come i finocchi in insalata”, pensato inizialmente come monologo, è diventato a tutti gli effetti un dialogo di cui si sente solo una parte. Bianca parla continuamente con qualcuno che per lei c’è (anche se non è sempre chiaro se sia davvero presente o se si tratti di un interlocutore immaginario): parla con la sua amica Giuliana, con la Signora Rizzotto, con Tonino e la sua ostile famiglia, con i suoi allievi svogliati. La forza straordinaria di questo testo sta proprio nella solitudine di un dialogo a una voce, nella frustrazione e nel dolore dell’assenza di un riscontro, un confronto, una risposta. La vita di Bianca procede esattamente come i suoi dialoghi: lei annaspa sempre più nelle sue incertezze, affoga nella mancanza di risposte, sballottata tra sprazzi di lucida consapevolezza e totale negazione della realtà, tra deliri di onnipotenza e completo annichilimento, fino a non capire più neppure i segnali che il suo stesso corpo le invia. Si delinea un quadro tragicomico, esilarante e amarissimo, tratteggiato dalle innumerevoli, farneticanti sfaccettature del dolore, talmente varie da permettere a chiunque di riconoscersi in qualcuna di esse. Bianca è la contraddizione dell’essere umano: strampalata e banale, confusa e dispotica, sottomessa e intransigente, materna e spietata, donna e… Sempre sull’orlo dello sdoppiamento di personalità.
Un testo che strizza apertamente l’occhio a grandi autori non abbastanza conosciuti del teatro contemporaneo: da Cocteau a Ruccello, da Athayde a Bennett.

 

In programmazione per:

Lunedì 14 – ore 20:30 – PALCO B
Martedì 15 – ore 22:00 – PALCO B
Mercoledì 16 – ore 19:00 – PALCO B