Il sogno di Gagarin

Appunti per uno spettacolo su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato

Compagnia Malalingua

 

roma-fringe-festival-2020

proveniente da
Roma

scritto da
Valeriano Solfiti e Anna Maria Piccoli

di e con
Valeriano Solfiti

aiuto regia e disegno luci
Valerio Bucci

sonorizzazioni
Carlo Amato

 

Importa davvero che Armstrong e Aldrin abbiano messo piede sulla luna? Che loro l’abbiano fatto o no, non è davvero così importante; ciò che conta è che nell’immaginario collettivo noi vediamo Armstrong piantare la bandiera a stelle e strisce. E tanto basta. Un’immagine che ha direzionato la Storia. Un’immagine ben impressa negli occhi e nella mente di intere generazioni. Non importa a questo punto se davvero ci siano andati. Loro ce l’hanno mostrato. E Alzando gli occhi al cielo per osservare la Luna, sappiamo che lì sopra c’è la bandiera statunitense.
La verità è che ad allunare sono stati i sovietici!
Se il 27 marzo del 1968 Jurij Gagarin fosse sbarcato sulla Luna e avesse piantato la sua, di bandiera? Cosa sarebbe cambiato nelle nostre vite?
Lo spettacolo prende spunto da un avvenimento immaginario, la bandiera sovietica sulla Luna al posto di quella americana, per raccontare il sogno di un uomo, Jurij Gagarin, che nel 1961 circumnavigando la terra diventò una superstar globale, un’icona, l’uomo che ce l’aveva fatta e che aveva visto con i proprio occhi ciò che nessuno prima di lui aveva mai osservato.
Il sogno di un uomo che però in quegli anni è stato il sogno di tutta l’umanità. Il sogno di un uomo, di un popolo, di un’idea.
Dietro quest’avventura personale lo spettacolo si avventura nelle vicende della corsa allo spazio tra URSS e USA, dei successi e degli innumerevoli fallimenti, della sfida tra il sovietico Sergeij Korolev e il naturalizzato americano Wherner Von Braun, una sfida che ha spostato molto in alto l’asticella della conoscenza: menti eccelse impegnate nel travalicare i confini sia del pensiero umano sia della terra, menti eccelse capaci di sognare in un’epoca in cui il Sogno era comune a tutti.
La prospettiva della narrazione parte dal presente e dal personale degli autori, dalla voglia di comunicare l’esigenza e la possibilità del “sogno” (inteso come futuro possibile, capacità di osservare oltre il domani, risorsa collettiva) in contrasto con l’attuale iperrealista massificata chiusura e mancanza di visione.

 

In programmazione per:

Giovedì 16 – ore 22,00 – PALCO B

Venerdì 17 – ore 19,00 – PALCO B