FringeBook

 

FringeBook è una delle tante novità di quest'anno.

Una vetrina sulla nuova editoria realizzata in collaborazione con Il Seme Bianco - Controluna – Emersioni del Gruppo LIT.

Tre case editrici e un unico progetto culturale che mira a dare voce e valorizzare autori emergenti ed esordienti per dare spazio all’energia creativa e alla sperimentazione espressiva spesso trascurate da altri circuiti editoriali più paludati.

Un’idea di base in perfetta sintonia con lo spirito del Fringe Festival.

Il Seme Bianco pubblica libri di narrativa, noir, gialli, saggi, racconti, fantasy. Il filo conduttore che unisce i diversi generi è la passione per la scoperta. Scoperta di una particolare visione, di un punto di vista originale che permetta al lettore di curiosare in territori “altri”, siano essi geografici, sociali, generazionali, storici, psicologici, distopici, spirituali. Un attento lavoro di scouting permette di selezionare quei testi che raccontano una storia interessante e su questi gli editor, in sinergia con gli autori, intervengono per ottenere un alto standard qualitativo delle pubblicazioni.

Controluna pubblica libri di poesia. Una bellissima sfida editoriale per una forma espressiva che sta trovando nella contemporaneità un nuovo pubblico.

Emersioni pubblica quegli autori che si stanno affermando per la qualità e l’originalità della loro opera presso un pubblico più vasto.

Gli spazi del Mattatoio - La Pelanda, dal lunedì al sabato a partire dalle 18:00, ospiteranno una serie di incontri con gli autori, e Firma-copia.

 

 

20 gennaio 18:00

 

Luca Zingaretti sarà presente sul palco del Mattatoio - La Pelanda con un Reading.

24 gennaio 18:00

In attesa de Il Giorno della Memoria

Evelina Meghnagi

letture da

Judenrampe (Elliot edizioni)
a cura di Anna Segre e Gloria Pavoncello

Fatina Sed. Biografia di una vita in più (Elliot edizioni)
a cura di Fabiana Di Segni e Anna Segre

25 gennaio 18:00

100 punti di ebraicità (secondo me )
di Anna Segre (Elliot edizioni)

100 punti di lesbicità
di Anna Segre (Elliot edizioni)

Presenta Lorenzo Gasparrini

Letture di Anna Cianca

Il tango non era nei suoi piedi ma nel suo cuore

Lola e Isabella sono le protagoniste di questa storia che dagli anni Trenta si proietta fino ai nostri giorni al ritmo appassionato del tango. Lola, ex ballerina di tango, è una delle nonne “De Plaza de Majo” che dal 1980 cerca sua nipote, da quando ha saputo che la giovane figlia Inés, desaparecida, al momento dell’arresto aspettava una figlia. Lola non gode di ottima salute, decide quindi di affidare la sua verità a un diario.

Un noir avvincente, un intreccio di destini e personaggi, un incantevole Portogallo sullo sfondo.

Anita Cortese, giovane giornalista italiana, si trova in Portogallo per rintracciare la madre naturale, che non ha mai conosciuto. In una taverna di Porto la donna incontra Manuel, un marinaio lisboeta in pensione, che ha perso sua figlia Paula in circostanze poco chiare e che si offre di aiutare Anita nella sua ricerca. Anita entra in contatto con il detective Julio Fernandes, incaricato delle indagini sulla morte di Paula, e stringe amicizia con lui. Mentre il destino intreccia storie e personaggi sullo sfondo suggestivo delle strade di Lisbona, Julio e Anita si avvicinano un passo per volta alla rispettive verità.

 

Solo un pazzo come me poteva avere lei nel suo sogno, solo un pazzo diverso da me avrebbe potuto rinunciare a lei nel suo sogno.

Secondogenito non voluto, il protagonista vive un rapporto difficile con la famiglia anche a causa della sua passione per la matematica. Abbandonata la casa paterna, trova l’affetto familiare che gli è mancato nei suoi nuovi vicini e nella loro figlia. La prima volta che la vede, Anna ha solo quattro anni e l’amore che nasce, e cresce nel tempo, è caratterizzato dallo sforzo doloroso del protagonista di non lasciarsi sopraffare dall’istinto bestiale.

Un romanzo che lascia il lettore con il fiato sospeso fino alla scoperta di un insospettabile colpevole…

Una serie di omicidi si sta consumando in città senza che fra le vittime vi sia alcun apparente legame; lo stimato Commissario M. non riesce proprio a venire a capo di questa misteriosa scia di sangue. «Gente che moriva attorno a lui in modi improbabili, storie che avrebbero dovuto avere un collegamento che rimanevano scollegate, separate da distanze logiche che parevano incolmabili. Come isole tidali. La marea cresceva, M. si chiese quando invece avrebbe cominciato a scendere, rivelando i collegamenti tra di loro, infinite e sconosciute vie di sabbia».

Penelope è sempre profumata e vestita alla moda ma il suo dolore interiore scotta come un ferro rovente.

Susanna Sogni, psicologa, sbarca il lunario ricevendo i suoi pazienti in uno studio in affitto, all’interno di uno strano condominio. Proprio nel suo studio, viene trovata morta la proprietaria, Angelica Nani, con cui qualche giorno prima Susanna aveva avuto un’accesa discussione. I sospetti ricadono su Susanna che da indiziata si ritrova arrestata.

Ti stai ancora chiedendo come abbia potuto fare una roba del genere?

Non è facile fare il poliziotto. Non lo è in una città che non è la tua. Non lo è soprattutto se sei una donna che viene strappata all’affetto della tua famiglia per qualcosa di cui non sei responsabile. Claudia Facoltà lo sa. Ma sa anche di dover fare il suo lavoro. In una Milano avvolta dalla nebbia e dal gelo,l’ispettrice si troverà coinvolta in un complicato caso di delitti seriali, che la porterà alla scoperta di un’amara verità. Una verità che cambierà per sempre la sua esistenza.

È noto che le relazioni rispondono alle leggi della botanica, se non si curano appassiscono e poi muoiono.

Edoardo e Francesco sono due maturi e navigati professionisti del mondo dello spettacolo, due grandi amici. Si ritrovano spesso in una piccola libreria, Tra le righe, dove si raccontano le loro disavventure personali e professionali. Nasce l’idea di scrivere un libro, un romanzo col quale riscattarsi dalle tante delusioni. Iniziano così a informarsi sui meccanismi editoriali, scoprendo che per avere successo sembra imprescindibile un passaggio televisivo da Fabio Fazio.

I tempi sono maturi: i Fuel sono arrivati e la terra è pronta ad accoglierli. Loro ci salveranno.

Dagli anni Settanta gran parte dell’umanità è in fibrillazione per la sopravvivenza del nostro pianeta a causa dell’inquinamento inarrestabile del nostro habitat. La salvezza tuttavia non arriverà dai movimenti ambientalisti, i Bastardi Verdi, assetati di potere, ma da una specie aliena umanoide super evoluta: i Fuel Super Rosso. Siamo nel 2020 e i Fuel stanno per entrare nell’atmosfera terrestre aiutati da un manipolo ristretto di persone illuminate, capeggiate da Tomaso, benzinaio depresso con qualche guaio con la giustizia, e Nicola, un ex attivista politico, interessato unicamente al consumo di hashish e alle partite della “Magica”.

Il grillismo è un pensiero di destra e il M5S è il suo strumento.

Il M5S si è sempre definito post-ideologico, reiterando il ritornello del movimento “né di destra né di sinistra”, ma l’apparentamento europeo con l’Ukip di Farage, l’approdo al governo insieme alla Lega di Salvini e la sintonia con le sue politiche svelano un’altra verità: tutte le volte che il M5S ha dovuto concretamente scegliere si è posizionato a destra.

La chimera galleggia in pozzanghere sporche.

Fai di me quello che vuoi risponde a un progetto preciso: fare a pezzi con un machete la noia insopportabile dello storytelling. Capro espiatorio di questa strategia distruttiva: la Letteratura. Otto celebri brani della letteratura mondiale vengono decostruiti, riscritti, violentati, volgarizzati. Come in un’oscura stanza delle torture vediamo Beckett sopraffatto dal rumore di uno smartphone e dei social media; Dostoevskij interrotto ripetutamente dalla pubblicità; Flaubert trasformato in un crucipuzzle; Cicerone usato come finto testo; l’Anatomia del Gray che diventa un testo porno-noir; Akutagawa mixato con un haiku di Kyoshi; Ezra Pound evocato in sedute spiritiche; Wittgenstein trascinato nella latrina di un bar.

La tesi della possibilità del Papa-eretico è stata tenuta in considerazione durante tutto il Medioevo.

I TractatusVniuersiIuris (Venezia, 1584-1586,Compagnia dell’Aquila) costituiscono una monumentale raccolta di trattati giuridici, voluta da Gregorio XIII , e rappresentano una sorta di summa della trattatistica di diritto comune. Il volume XI.2 – intitolato Tractatus de haeresi – è una selezione di manuali inquisitoriali di vari autori, già pubblicati in anni precedenti. In queste opere si prendono in considerazione questioni riguardanti l’ipotesi di un Papa eretico, sia in rapporto alla sua duplice veste di uomo e di vicario di Cristo, sia con riguardo al dogma dell’infallibilità pontificia. In questo libro si mette così in luce un aspetto originale e poco noto degli studi storico-giuridici della Chiesa cattolica.

Poi improvvisamente uno scatto, con un gesto fulmineo estrae la pistola.

Sofia, Marco ed Elisa sono fratelli. Sofia convive da circa un anno con una donna nel suo loft al centro di Roma, Marco ha appena scoperto di avere una terza figlia che vive in Brasile, Elisa è schiacciata dai sensi di colpa per la relazione che sta vivendo con il marito di sua sorella. È domenica 23 ottobre 2013. I tre ragazzi si preparano per il consueto pranzo familiare a casa dei genitori.Sembra un giorno come gli altri, ma non lo è affatto. Proprio durante quel pranzo hanno decisodi liberarsi dei propri segreti e fare finalmente chiarezza nelle loro vite, affrontando gli spettri del passato e le ansie del presente. Sono impauriti e determinati, ma non sanno che qualcuno parlerà al posto loro.

Tornare indietro è una delle migliori possibilità che ti offre la vita.

In queste storie il filo conduttore è nelle zone d’ombra dell’animo umano. Tutti i personaggi non sono nati per vincere. Partono sconfitti, e devono risalire la china con fatica per conquistare qualcosa; qualcosa che certe volte sfugge. Così l’avventura diventa una lotta con se stessi e con i guai. Viaggiando tra le pagine ci si scontra con il vizio del gioco, l’emarginazione di un quartiere malfamato, la mancanza di rispetto per la natura, o la terribile piaga della violenza sulle donne.

Mamma rideva. Vicino a un uomo con la giacca scura. I suoi occhi all’improvviso nei miei.

Dieci anni sono troppi per andare nel lettone e pochi per capire “perché no”, finché una notte Fabio si sveglia all’improvviso e l’incubo del tunnel nero si materializza nel buio del lungo corridoio. Dalla camera dei suoi esce uno sconosciuto che gli fa cenno di stare zitto. Da questo momento è solo: in bilico tra severe regole borghesi di giorno e deliri notturni, marchiato dalla sofferenza della madre, bellissima e succube di quel padre cui lui finisce inevitabilmente col somigliare. Alla ricerca di una normalità impossibile, Fabio impara male l’amore.

«Tenente! Tenente! Fermatevi! È stato trovato il corpo senza vita di William Crook».

Bagni di Lucca, 1841
Durante la festa al Club organizzata dai coniugi Stisted per finanziare la costruzione del nuovo cimitero anglicano, l’ennesimo litigio tra l’affascinante e imbroglione William Crook, protetto del duca Carlo Ludovico e il banchiere Edward Plander, si conclude con una sfida a duello. Ma il duello si trasformerà in un misterioso omicidio.L’abile tenente Bedinisarà impegnato a capire chi, tra tanti illustri sospetti, sia l’assassino. Una storia appassionante,ispirata a fatti realmente accaduti, ambientata nell’incantevole cornice della piccola località termale toscana.

Lei che mi stringeva per coprirsi il volto, per non farmi vedere le guance solcate di lacrime. Ma le sentivo quelle lacrime scendere sul pigiama, le sentivo comunque.

In un susseguirsi di sogni e ricordi, questo libro narra la giornata di due donne, una madre e una figlia, che si preparano a un incontro dopo anni di separazione.
I loro sforzi di fingere che il passato non abbia lasciato traccia si infrangeranno contro il muro di dolore e di silenzio che permane tra loro. Quell’appuntamento le renderà consapevoli che l’inconscio non dimentica mai ciò che la mente tenta di cancellare.

Tutto era un divenire e io mi trasformavo col mio viaggio.

Le pagine di questo libro sono impregnate di un inchiostro nero, denso, pesante, che straborda e trasporta rivoli di parole, che gridano alla vita il loro divenire, saturando i graffi che proprio la vita fa dentro e fuori all'uomo che si racconta in un viaggio di ventisette anni, intrapreso più per necessità che per il gusto di viaggiare. In tutto questo racconto non ci sono computer e cellulari, ma libri, fumo, acidi, anfetamine, pensieri, eugenetica, guerra ambientale e altro.

Il cielo è azzurro, ma anche verde, e porpora, poi diventa rosso e, a un tratto, giallo: com’è bello il giallo!

In una calda domenica di luglio, in un campo assolato vicino AuverssurOise, Vincent Van Gogh si spara un colpo di pistola al torace. Alphonse Duval, uomo cinico e meschino, parte da Parigi per incontrare il pittore: gli rimarrà accanto fino al momento della morte. Trascorrono insieme solo poche ore, ma sufficienti a scardinare certezze e convinzioni. Vincent rivela all’ambiguo personaggio i suoi valori attraverso lo sguardo intimo e appassionato su dodici dipinti, quelli più importanti per lui. Si entra così in un mondo di colori che svela l’universo creativo del pittore e la sua tormentata vita, proiettando la sua poetica direttamente al cuore del lettore.

Luca le ama e le odia, le parole. Sono la sua ossessione. Perché gli sembra non ci sia altro modo per penetrare l’abisso del mare che si porta dentro.

Malati di fantasia racconta la storia di tre personaggi che non possono crescere, perché incantatidalla propria immaginazione.
Luca è un adolescenteintrappolato in undifficile rapporto con la madreGiulia. Assorto nel rumore delle parole che gli invadono la testa, non riesce ad ascoltare la musica e vive questa sua natura come un’imbarazzante diversità dai coetanei. Ma il rap, un suono fatto di parole, irrompe nella sua vita.

Non importa quanto intelligente, capace, dinamico, energico tu sia, se non accade, non accadrà.

In occasione della mostra David Bowie is al MAMbo di Bologna, Sara si trova davanti a un video anni ’80 e inizia un viaggio fatto di musica e ricordi, quasi un’Epiphany, forse un labirinto. La vita, a ogni età, non è mai semplice. La musica spesso ci viene in aiuto, specialmente quando ci si confronta con artisti ispirati e ispiratori. Dedicato a chi ha una propria colonna sonora.

In amore non servono strategie, artifici, alchimie, serve solo l’amore.

Siamo a Parigi. Ferdinando, scrittore e filosofo di fama, ormai settantenne, vive un momento di profondo disagio esistenziale.Nel tentativo di addomesticare le angosce della vecchiaia e il pensiero ricorrente della morte, ricompone tutti i ritagli della sua esistenza: dalle inquietudini della sua infanzia contadina in una Sicilia luminosa e remissiva, al suo caparbio desiderio di libertà e di conoscenza, che lo indurrà ad abbandonare la sua terra. In filigrana per tutto il romanzo è presente l’amore. Amore per la conoscenza e per quei valori universali così spesso calpestati, ma anche amore per le sue donne: quello acerbo e innocente per Violetta, quello sensuale e passionale per Iris, quello maturo e dolce per Margherita.

Per i sentimenti è difficile trovare l’inizio e la fine. Non è come accendere e spegnere la luce.

Charleston, South Carolina, giugno 2008. Rosa Washington, la governante nera di una vecchia villa coloniale, capisce di avere sempre amato il padrone di casa partito da anni, Ruggero Albani, un ufficiale di marina italiano passato alla Navy. Alla morte della ex moglie, lo rivede. I due ripercorrono il passato. Nel ’68 il ragazzo di Rosa, un attivista nero, venne accusato a torto di avere stuprato una bianca, la fidanzata di Ruggero. Il giovane finì suicida in carcere; la vittima lasciò l’ufficiale che partì per il Vietnam e ne sposò l’amica. La governante ha sempre cercato di tenere insieme la famiglia per cui ha lavorato, sconvolta da razzismo, violenza, guerra. Ora Rosa rivela a Ruggero le storie e i sentimenti delle donne di quella casa, lei compresa, abbandonando il ruolo subalterno in cui era rinchiusa e liberando l’uomo da un’asfittica ossessione.

Nanin non ti preoccupare c’è la nonna.

Un libro autobiografico, la narrazione di una vita d’amore vissuta nella malattia, dall’infanzia a oggi. Il lettore, quasi prendendolo per mano, accompagna il piccolo “Uccio” nel suo viaggio di crescita: dalle marachelle ai capricci, dalla malattia all’amore. Fino alla realizzazione professionale. Un libro che diverte emoziona e dà speranza.

Un’altra certezza adesso m’accompagna: ricordare non significa comprendere.

Piccoli testamenti di gente in fuga.Diciassette tasselli in cui l’autrice racconta la vita.
Una madre pronta a uccidere pur d’accudire il figlio, una figlia incapace di guardare davvero sua madre,due uomini sospesi insieme nel vuoto, una ragazza che ha attraversato due vite…
Scrivere è facoltà di memoria per non lasciare indietro nulla di sé e del proprio mondo, sempre sospeso tra equilibri faticosamente costruiti e tuttavia precari.

Masturbare è un verbo transitivo, nel mio caso anche riflessivo.

Uomini fuori posto affronta il tema della compulsione sessuale attraverso il racconto in prima persona del protagonista, Max. L’attenzione si concentra sulla Web Sex Addiction, una dipendenza dal sesso virtuale con conseguente pratica masturbatoria ossessiva, che deteriora i rapporti sociali e mina l’autostima.Attorno al protagonista si muove un universo autarchico e disordinato, popolato da personaggi border-line e da una papera, Dulcinea, che dimostrerà di essere il vero collante del gruppo.

Tra scegliere e sbagliare e non scegliere e accontentarmi ho sempre preferito rischiare.

Mudanza èil nome di una chat, creata un po’ per caso da quattro amici per organizzare un viaggio e poi divenuta l’agorà virtuale per un confronto appassionato e rivelatorio sui principali temi dell’esistenza e le problematiche della modernità.Il bisogno vitale del cambiamento diventa il filo conduttore dei ricordi, delle vicende personali e delle riflessioni sulla vita. Un viaggio per imparare a rallentare, ad aprirci al dubbio, a esplorare altre prospettive e punti di vista, a raccontarci e, socraticamente, a conoscerci meglio. Permisurarci con le nostre fragilità e superare i nostri pregiudizi, per riappropriarci delle nostre vite e provare a cambiarle in meglio.

 

La felicità non è che un breve istante tra due lunghi mal di testa.

Ventisei anni, cameriera in una bettola. “Involontaria” studentessa di Scienze Biologiche, appassionata bevitrice di birra (al bancone darebbe del filo da torcere a un pescatore irlandese) e perennemente affamata. Nina passa le sue giornate tra sfigatissime creature marine e altrettanto sfigati esemplari di un’umanità precaria, costantemente sull’orlo di una crisi di nervi. Disincantata, irrequieta, irrimediabilmente asociale, Nina non risparmia a nessuno le sue stoccate dissacranti.

Ma secondo te? Ci si fidanza con chi si fa l’amore? Mia sorella dice che chi fa così è servo del capitalismo borghese.

Estate 1977. Mattia Brau è un ragazzino di dieci anni, introverso, solitario, che passa gran parte del suo tempo a comporre versi, in una sorta di trance mistica, mentre contempla un vecchio ginepro sulle colline che circondano il paese di Gonnesa, nel sud della Sardegna. L’arrivo di Mabel, una ragazzina di Verona, forte e indipendente, cambierà profondamente Mattia, consentendogli di dar voce al proprio mondo interiore.

Eureka! ha un sacco di cose da fare. Ma proprio un sacco di cose da fare. Ma un sacco un sacco pieno. E quello, quell’altro, se ne sta là, a osservarlo. Gli fa venire dei nervi, gli fa...

Perché cambiano le circostanze, cambiano. Cambia il contesto, cambia. E in base a quelle circostanze e a quel contesto Eureka! cresce in diversi modi, cresce con tre diversi colori: giallo, grigio e rosso.

La verità è che i luoghi parlano e, ora, quella casa gli dava il benvenuto. A suo modo.

Nicodemo Petraglia, detto Nico, proveniente da una ricchissima famiglia di notai con alte rendite terriere in Basilicata. In seguito alla morte del fratellino Giorgino, avverte il peso di radici che non sa e non vuole comprendere. Cherry, ragazza estroversa ed energica, è il suo opposto e lo spinge a una ricerca di senso e di verità quando ritorna in Basilicata, in seguito alla improvvisa morte del padre.
In quel viaggio ritroverà se stesso bambino, e nel groviglio delle relazioni familiari, ritroverà la sua nuova identità.
È un romanzo di luoghi e relazioni, di luce e ombra, intrecciati indissolubilmente fra loro.
Conoscere o meno la verità può cambiare la percezione che un uomo ha di sé e della sua esistenza?

Non c’è realtà uguale né oggettiva, ma solo un sogno dal quale destarci.

Mark, rimasto vedovo, è convinto di vivere alla mercé di una possessione demoniaca.Furibondo con il mondo intero se ne va in giro con in mano un vaso di cardi secchi. Decide di consultare un esorcista e si reca nel suo studio, ma l’uomo muore di fronte ai suoi occhi per autocombustione. Mark è sconvolto e scappa, credendo di esserne il responsabile. Inizia così una surreale fuga. La sua mente è turbata e i cardi che si porta appresso incarnano il suo male. Ci dialoga, ne ascolta i consigli, mentre loro lo spingono verso una follia morale che pare irreversibile.

La scomparsa di Milena era stata quella variabile che cambia le abitudini e i progetti stabiliti.

Nei giorni successivi alla scomparsa di Milena, Olga C, fotografa oscura, pubblica in rete alcuni nudi in cui posa una modella a volto coperto. Questi avvenimenti si intromettono nella routine della più autorevole agenzia di comunicazione di Roma, in cui lavorano Giulio, compagno di Milena, la talentuosa Erica e Lorenzo che aggredisce il mistero con la sua inquieta curiosità. Chiunque si avvicini potrebbe trattenere parti di un vissuto indispensabili a svelare, oltre al segreto di Olga C, quanto Milena ha lasciato irrisolto. Qual è lo scopo della donna che guarda dal mirino di una macchina fotografica?

Otto giorni. Otto giorni sembrano una nullità per imparare a vivere, ma a volte si vive maggiormente in poco tempo.

Mia è una dolce fanciulla, vittima di un malessere interiore.
Un giorno scorge una lettera firmata da una presenza molto cara e bramata dall’essere umano: la Felicità. Per lunghi mesi un dialogo epistolare legherà l’una all’altra finché Felicità scomparirà inspiegabilmente. Abbandonata a metà percorso, ma fiduciosa di poter scorgere la luce, Mia prosegue il cammino interiore. Scrive del suo animo tormentato sino a quando…

Noi dobbiamo fare di più o non vivremo mai in un paese normale!

Sara, avvocato quarantenne in crisi, si rifugia in solitudine nella villa di famiglia, vicina al mare di Isola delle Femmine. Lì ricorda l’estate delle stragi di Capaci e di via D’Amelio e ripercorre gli anni giovanili vissuti con un gruppo di amici, come lei pieni di ideali e buone intenzioni. La storia si dipana fra un presente e un passato tormentati, e il furto di una moneta preziosa indurrà i personaggi a confrontarsi con una realtà difficile e scomoda, ma soprattutto con se stessi. Il mistero, che ha sconvolto le loro vite, troverà la sua inaspettata risoluzione dopo vent’anni e Sara deciderà di dare una nuova svolta alla propria esistenza.

«Il gioco. Facciamo il gioco».
«Devi chiudere gli occhi, mamma. Altrimenti non puoi ascoltarli, i ricordi.»

Beatrice è una veggente. Antonello, suo figlio, l’accudisce da anni in clinica.
Lui trascorre le giornate aiutandola a ricordare. Lo fa a modo suo. Si improvvisa attore, organizza scenette, le rammenta le riunioni con le amiche a leggere i tarocchi, gli spettacoli alla tv in bianco e nero, le vacanze insieme, gli amori, le delusioni.

Di fronte al genio, a un’opera geniale, a un progetto, a un piano perfetto e di talento si può solo dire: chapeau!

Arte, soldi, tanti soldi, banche, segreti bancari e poi una fuga. Sì, una fuga, perché Maddalena Cantarelli, nata a Siena e impiegata in una galleria d’arte contemporanea a Vaduz, scomparirà nel nulla, scatenando la ricerca concitata da parte della polizia di mezzo mondo. Una fuga e un piano perfetto. Così perfetto che Anna Moos, la regina dell’arte e la proprietaria della galleria, dove Maddalena, per quaranta ore alla settimana se ne sta a spacchettare e impacchettare con guanti bianchi le opere, a fotografarle e ad archiviarle, non dirà neanche una parola, ma si nasconderà dietro i suoi occhiali da sole grandi e neri.

Ci era bastato salire, vedere, esserci. Assaporare il sogno perduto dell’infanzia, da lassù, da una povera giostra meccanica sospesa sul mare di ponente.

La prima parte del romanzo è spiccatamente autobiografica. Ci si ritrova immersi nei luoghi dell’infanzia pugliese dell’autore. Un romanzo di formazione che interpreta, con magico realismo, il senso della scoperta e della continua sorpresa dell’io bambino e ragazzo alle prese con una realtà naturale ed esistenziale mai davvero posseduta, intangibile nella sua sacralità originaria. Le storie della seconda parte del libro seguono questa traccia alienata, ma risultano disancorate dalla realtà ordinaria. Setacciano luoghi e tempi della percezione, impervi e poco praticati, facendo del minimalismo fantastico giocato sul crinale del paradosso, la chiave lirica per una spiegazione, a tratti gioiosa, a tratti disperata.

Un soffio e nulla più.

I personaggi che incontrerete negli undici racconti che compongono la raccolta Racconti per Cristina di Lorella Natalizi sono legati a doppio nodo con il lettore. Il tempo personale e quello narrativo li renderà complici tra le righe e gli spazi delle pagine. I personaggi, a tempo debito, daranno la chiave al lettore per permettergli di entrare negli squarci del vissuto. I protagonisti, con slancio generoso e genuino, non nasconderanno sogni, delusioni e piccolezze. Il lettore sentirà i loro sforzi, conoscerà la loro lingua, annuserà gli odori dei loro paesaggi e la profondità dei significati, rintracciati nelle linee o macchie di colore.

Il Cape Doctor infuriava, senza tregua, nella baia, come dovesse allontanare ogni particella impura e ripulire l’aria per la sua respirazione.

Sullo sfondo di un’Italia alle prese con il terrorismo dei primi anni Ottanta, Francesca, Sergio e Bryan, tre studenti universitari, si incontrano, poco più che ventenni, a Venezia. Nonostantele opinionidivergenti sull’attivismo politico,tra loro si instaura un profondolegame di amicizia edi affetto. Cape Town, Venezia e le Dolomiti, luoghi perennemente assediati dall’assalto delle forze naturali, costituiscono lo sfondo del romanzo, un paesaggio surreale dove i colori, la luce e le atmosfere mutano in continuazione, quasi fossero anch’essi immersi nei sogni evanescenti e nelle illusioni della giovinezza, l’età in cui la passione politica, l’arte, l’amore e l’amicizia confondono i loro confini e divengono un impulso alla vita.

Il tempo mi venne nuovamente incontro col suo corteo di enigmi.

Racchiuso in una clessidra, il tempo è il perno del romanzo. Brigitte, legata intimamente all’enigma di un antico medaglione, alla sua morte, lascia il monile a Nora. Coinvolta in una serie di eventi inspiegabili, quest’ultima si reca ad Antibes, città natale di Brigitte. Nel corso delle sue indagini, Nora incontra un collezionista di clessidre e studioso della teoria dei quanti e delle menti estese, che la introduce nella dimensione teorica dei mondi paralleli.

Chiara lo guardò, cercando di non farsi intimidire troppo da quegli occhi azzurro ghiaccio che la fissavano da quando aveva messo piede in aula.

Pierpaolo Malaspina, giudice milanese, lavora in Sicilia su cause perditempo. L’ultima riguarda l’attribuzione di paternità di un imprenditore deceduto. Tutti i CTU hanno rifiutato, tranne la dottoressa Chiara Brigandì, alla sua prima consulenza. Chiara contatta spesso Pierpaolo, che la considera una piaga, un’imbranata. Una sera, per lavoro, i due si incontrano e il giudice si accorge che Chiara non è affatto una scocciatura.

L’amore è un incastro. Di volontà, di desideri, di prospettive.
La chimica non c’entra. È pura meccanica.

Lo stato interessante è una storia di coppie e gravidanze inattese. Costanza, giornalista, e Riccardo, magistrato, si incontrano, complice l’amico glottologo Carlo Lancillotti, e si piacciono. Riccardo dice tutto alla moglie Lavinia, che, sconvolta, ammette di averlo tradito con Corrado. Quando Riccardo decide di raggiungere Costanza, trascurando l’indagine su uno stupratore seriale, la loro intesa si infrange sulla circostanza che sia Costanza che Lavinia sono in stato interessante. Chi sia il padre appare poco certo. Riccardo lascia Costanza. Intanto qualcuno ha raccolto l’eredità dello stupratore. Riccardo e Carlo sono vicini quando la polizia irrompe dove è stata segnalata un’ennesima aggressione.

Addio quercia solitaria, ne vedrai delle belle…

Un interessante e originale affresco sulla natura umana visto dal punto di vista di una quercia millenaria, che, salda e immutabile, riflette su temi universali che chiedono, ancora oggi, con forza di essere affrontati.
La quercia è testimone dell’aggressività e della violenza che si annidano pericolosamente verso le altre specie, ma anche della forza dell’amore e delle mille forme che assumono la sessualità e il desiderio, l’intelligenza e il coraggio, la superstizione e la fede.
Un romanzo che vuole ricostruire uno spaccato della nostra storia e insieme indagarlo, estendendo tale riflessione su un piano che travalica i confini del tempo.

La Verità non si trova in un libro. La Verità è necessario viverla.

Un paio di settimane in Israele, con base a Gerusalemme, sospese fra la notte e il giorno, tra un passato straordinario, rivisitato e sorprendente, e un presente imprevedibile. Un personaggio indecifrabile, l’uomo dal mantello verde scuro, punteggia un viaggio intenso che da un fazzoletto di terra arso dal sole e al centro di antiche aspirazioni religiose sfocia, lasciandolo lentamente intravedere, nel fascino spirituale dell’immensità notturna del cosmo, ritrovata come dimensione splendente e funzionale nell’essere umano. Enigmatiche mappe stellari disegnate dal personaggio senza nome sulla piantina di Gerusalemme Antica e sulla cartina geografica di Israele-Egitto alludono a una conclusione del racconto che in realtà apre nuove porte.

Quando la donna si avvicinò a lei, si sentì come paralizzata. «Come ti chiami?», si sentì chiedere.

Il libro racconta la tormentata storia di Lea, una bambina adottata negli anni immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale. Ma è anche la narrazione di una saga familiare, ambientata nelle montagne dell’Appennino parmense, che ci mostra la poesia delle piccole storie quotidiane di una società contadina, povera e combattiva, i cui valori morali costituiscono l’unica ricchezza inalienabile. Un affresco del Novecento in cui spicca la figura di Lea, fragile e determinata.

Passarono i mesi e le cose andarono solo peggiorando.

Cosa vuol dire essere speciale per qualcuno: se lo chiede la protagonista di questi racconti. Il filo conduttore sono le relazioni amorose, sentimentali, senza girarci intorno è il sesso il protagonista. Ma ciò che più coinvolge nella lettura è l’autoironia con cui le situazioni vengono descritte. Nonostante infatti gli episodi ruotino intorno a poca fortuna e piccoli drammi, la protagonista non si rassegna a perdere fiducia in sé e nel prossimo, cercando di trarre beneficio da qualsiasi situazione, anche la più rocambolesca o spiazzante.

Il valzer delle nomine, che non smette mai di suonare, scatenò appetiti e polemiche.

Ventuno storie ambientate in un’azienda italiana, senza nome e senza identità, ma archetipo universale di malcostume. Un’azienda dove l’idea di competenza coincide con quella di casta, dove gli emarginati lo sono non per mancanza di conoscenza, ma di conoscenze. La voce narrante, Libero Scrittore, è il delatore a cui spetta il compito di tirare le fila, storia dopo storia, svelandoci a cosa è disposto l’essere umano pur di salire i gradini della piramide aziendale. Il libro è dedicato allo scrittore Giorgio Voghera (testimone di spessore della cultura triestina del Novecento), grazie alla scoperta della grande attualità del suo Come far carriera nelle grandi amministrazioni, pubblicato nel 1959 con lo pseudonimo di Libero Poverelli.

La speranza, di un cambiamento, a volte uccide.
Nell’attesa di un ideale di vita e di amore lui tradiva la vita stessa. Consumava istanti.

La quotidianità di un piccolo centro della Sicilia, viene d’improvviso sconvolta dalle apparizioni della Madonna. Il veggente è un ragazzo di 18 anni che viene da un altro paese e che nessuno conosce. Le apparizioni avvengono in campagna, sopra un albero di ciliegio il primo giovedì del mese. Grandi folle attendono con trepidazione le apparizioni mariane e le rivelazioni. Elia, sconvolto dal suicidio della sua ex, decide di sfidare il divino e organizza insieme ai suoi amici uno scherzo crudele al veggente. Vent’anni dopo, ormai uomo e imprenditore brillante, mentre cerca in ogni modo di accrescere la sua fama e raggiungere l’agognato successo, comprende come la profezia, da sempre creduta falsa, si stia invece avverando. Lotterà per la sua vita, fino a capire che la società in cui ha vissuto e tutto quello che aveva sempre considerato immutabile ed eterno in realtà era fragile ed effimero.

Il grigio sfilacciato del monumento
percorre le pieghe delle cicatrici,
a rimpiazzare versi e occhi del mattino
– lo sguardo assente sugli uomini e le cose.
Sotto un cielo così scuro
una finestra preziosa si posa
in un posto sempre uguale.

Non si può fermare il vento
solo cogliere i suoi presagi
dietro il peso lieve di una nube.
Ti parlo da tempi sconosciuti
senza sapere come mi attraversa
l’ombra, mentre un fascio di raggi
si inerpica confuso per sentieri impervi.
Ho seminato impronte
dietro cardini sconnessi nei fondali
ora fluttuano in una voragine
mentre l’ombra dilata il mio chiarore.
Ecco. Scrivi mentre cadi.
Firma la tua voce a silenzio pieno
anche se la parola manca.

Per me la vita che conta
è un’osteria nascosta,
un pub alla chiusura,
la spiaggia quand’è pieno inverno,
i rigagnoli di piscio sul marciapiede,
la bellezza sleale delle donne,
il ritmo intimo della poesia,
un ciuffo d’erba rorida,
la voce dei cigni,
una bimba che fa l’altalena,
una nebbia ostinata,
le caviglie delle ballerine,
una cicatrice di passione,
addormentarsi abbracciato ad un cuscino salato di lacrime

Il Cantico di Hermes è una sperimentazione letteraria che ha come filo conduttore la ricerca sul linguaggio, e che, per esprimere la sua massima potenzialità, ha bisogno di continue variazioni di registro. Nel testo si riscontrerà la riflessione filosofica, prosa poetica, poesia, dialogo teatrale. Come nei laboratori degli antichi alchimisti si fondevano i metalli per ricavare l’oro, così nel crogiuolo del Cantico si alternano e armonizzano differenti stilemi, a partire dalla consapevolezza che è la scrittura stessa, nei suoi momenti migliori, la vera pietra filosofale.

Come dei polloni che delle cicatrici s’approfittano,
dalle fatidiche condizioni dell’innesco d’un dolore
che non ha motivo, m’accorgo d’un livido interno.
Il verso è un palombaro che s’adopera a rifugio
dalle più estenuanti radiazioni, sebbene coi piombi
alle caviglie, che se volesse disfarsene ne morirebbe
esangue e scarno poiché non avrebbe altra scelta
che tagliarsele o fornace che grida e fischia l’odore
della calcina viva che ascende da fosse scavate
nei campi, nelle quali, con l’utilizzo di un sofisticato
meccanismo di carrucole e corde, vengono gettati
cadaveri e carcasse d’animali.

Solo il pazzo e il cieco
Strappano l’eternità alla mortalità;
Al primo albore scappano col
Sapore del rimorso.

Come l’egoista che parla del gioco e
La musa che muore e nasce
Un fiore.

La modernità al prezzo di
Un sogno, con la speranza
Del domani senza l’oggi.

Dobbiamo sgombrare l’inverno
evidenziare le parole con la luce
aprire la finestra della strafottenza
per uscire da questi veli su bare
dare una forma più precisa ai versi
perché la culla è un vizio ozioso
che ci incolla seppur tra labbra
a qualcosa di osceno per la vita.

Ci sono occhi che hanno l’umore delicato dell’amore,
se ti avvicini, senti che odorano di prati verdi,
luccicano come i lumi fiochi delle lucciole
avvolgono come fa una madre con il figlio.

Metterò a fuoco il mondo
Lo capovolgerò
Col grandangolo invece
Io lo potrò abbracciare
Fino a toccare i pensieri
E le parole degli altri.

Uscirò molto presto
A caccia di luce
E dell’istante perfetto
Che un po’ come il vento
Mi fa navigare
Tra gli scatti del tempo
In dissolvenze leggere
Di panorami notturni
E ancora ricordi
Di silenzi controluce.

Quann’abbitavo ‘n quer de Monserrato,
vicino a quella Piazza dei Farnese,
io ppe’ sentimme ‘n po’ gratificato
‘n vedevo l’ora de annà a ffà le spese.

Appresso a quella piazza c’è er mercato
famoso ‘n tutta Roma e ner paese:
Campo de’fiori, dove fu ammazzato
un pover’omo che er papato accese.

Tornando ai tempi nostri me ricordo
la sora Olga che vendeva angurie;
e certe parolacce… puro ‘n sordo

avrebbe sobbarzato a quell’ingiuire.
‘Na vorta se la prese con ‘n balordo:
“E mmòssi ‘n te ne vai te meno pure!”.

Le nebbie schiudono il loro calice
di cenere sui viali ammalati.
La città chiama all’adunata l’alba.
Stridono senza sosta i treni.
Un altro giorno si spegne. Pazzi
che siamo a non morire d’estate,
a bestemmiare Milano l’autunno.

Per venti giorni e più ho sanguinato
lungo il meato di una vulva ingrata,
anche l’alluce lacrimava, in bianco.

Tutto in me
spurgava il suo dissenso:
spurgava il ventre, il piede sinistro
spurgavano i seni e i pori dilatati di fine luglio
dentro una canicola in assenza di vento.

Venne la febbre e la febbre portò via
l’infezione, il sangue, lo spurgo;
non il coagulo delle mie interiora.
Fui madre ancora, per un’ultima volta.

Hanno abolito la gioia
quel fresco latte di mammella
che ha sempre fatto il suo dovere
– eppure lo hanno fatto
l’hanno abolita davvero
con la scusa che non sta bene gioire
in mezzo allo sfacelo.
La gioia è un nemico
quando ti ricorda quanto sei triste
e adesso mi ritrovo
a dover dimenticare tutto
ora non c’è più la gioia d’amare
ora si ama
– punto e basta
senza goderne troppo
o hanno abolito anche l’amore?
In bocca ho ancora
il sapore di quel latte fresco di mammella
il sapore della gioia.

Mi affaccio
una sera
a contemplare
il brulicare
di luci e di persone
con i loro guizzi e
le loro intermittenze
sapendo
che niente e nessuno
fermerà mai
il continuo
andare e venire
del mare della vita.

Bruciare la sete è la storia in versi di un amore adolescenziale, consumato in un incendio vorace nel Bosco del Nontempo, al limite tra la possibilità e la non possibilità. La storia diun amore che già prima di farsi vivo si ustiona con i suoi stessi desideri, che si autodistrugge neltentativo di farsi spazio tra l’utopia del sentimento ideale e la concretezza dello specchio reale.

 

Una silloge poetica composta da cinquantapoesie, scritte da Pablo e scelte da cinquedonnedanesicheincutevanopaura per la loroinappropriatafantasia e personalità, e per questo condannate per stregoneria al rogo.

Non tanto la catena al piede
ma il cervello
l’occhio lo sguardo
l’animo
intimamente anneriti, stregati
la fattucchiera
che ride di fronte ai tuoi denti sgretolati
alle unghie scheggiate
alle difese smembrate
canterà di nuovo il cuore storpio
per non svanire
se l’usignolo sa ancora stordire.

Fare critica è mettere ai ferri l’incontro di chi ha creato
gli intrecci con la magia bastata a se stessa
i segni sulle labbra delle scorribande notturne delle radici
[la terra arsa le crepe nelle
scorticature sono cresciuto coi richiami dei pesci
dallo scoglio del cristo scrutavo la giovinezza
che m’ha reso orfano della gioia.

Piovuto dal tempo,
da chissà quale organismo (o incomprensibile assurdo),
a edificare i miei mantra,
una memoria ancestrale,

a scardinare gli assiomi,
le verità di cartone,
la vanità e la speranza,

ad amare,
a farmi amare,

a lasciare,
perché la vita è lasciare,

non la morte,
la vita è lasciare,

la morte è tornare
(finalmente una casa).

Tante vite abbiamo vissuto,
ognuna dietro la seduzione della neve.
Troppe cose avevamo da sapere.
Il tempo ci ha ingoiato negli spazi
avuti in prestito, segmenti
dove scrivere parole per dire
della luce dai ghiaccioli sospesi
alle grondaie quando il sole s’alza
e scioglie il freddo diradato.
Tante vite in una vita,
talvolta dimenticate nello scorrere
lungo il viale dagli argini imperfetti.
Ci siamo abituati al rossore
della foglia d’autunno dopo l’esplodere
del fermento del sole dai viticci
attanagliati ai rami nell’abbraccio
al pesco a primavera.
Raccolgo bacche e riempio canestri
ed ho tante cose ancora da sapere,
mentre la neve ritorna a coprire i passi
nell’impresa ormai compiuta
che tutti li contiene.

Respira stelle fino a lambirne,
incredulo, il labirinto di fango
plasmato di sangue e di cielo,
ribelle all’esilio, il pescatore di luce,
tra sussurri ed assenze, frammenti
di minime esistenze mai pericolose
e reticenti schiamazzi
tramutati in abbaglio.

Scorre di sabbia
la costruzione dei giorni,
quell’unica terra, imperfetta
luce e sapore spossato di guerra…

Nei prati il colore dei passi
ci scortica l’anima
su abissi inesplorati.

Dai palazzi respirano finestre
sorsi di notte immersa nel silenzio
come sacra abluzione che disseta,
schiudendosi allo specchio: l’orizzonte
nell’iride si infiora e luna e stelle
occupano lo sguardo e il pensiero.
Notte d’estate, caldo soffio antico
che abita nel sogno, ecco il ricordo,
fotografie sbiadite e questo è il tempo
di aggiungere alla vita, alla memoria
un’altra carta, un’altra vita ancora.

Mi tolgo la vecchia pelle,
nemmeno gli occhi sono gli stessi,
con dolore lascio tutto nelle mani della fenice,
per rinascere rinfrescata,
con profumo di primavera,
leggiadra,
imperatrice.
Assisto alla mia trasformazione,
mi crescono le ali
per proteggere il cuore,
mi si apre la visione
per accettare il crudo passato,
e nuova donna mi ritrovo,
pulita dalle cicatrici.

«È dall’errore che si deve ripartire».

Ambientato a Bologna, città in cui l’autore ha vissuto per dieci anni, narra, in prima persona, le piccole tragedie quotidiane, le snervanti ossessioni, le pulsioni amorose, le continue incertezze, le stralunate ma poetiche considerazioni sul mondo, le nere visioni e i drammatici fallimenti di un venticinquenne campano, trasferitosi nel capoluogo emiliano in cerca di lavoro. Il mito di Bologna – la città italiana democratica per eccellenza – tende a piegarsi esausto su se stesso, brutalizzato da un cinismo nazionale sempre più annidato nei cuori della gente. Uno scritto semi-autobiografico, divertente e, al contempo, malinconico e spietato.

«Ho capito che la vita non è comprare e possedere, ma essere, donare e sorridere. Solo mi resta sempre in testa quella domanda. È un tarlo che mi divora: a cosa servo io? Perché sto al mondo?».

Strutturato per lo più sotto forma di dialogo, Non ho un sogno è un romanzo «istintivamente “filosofico”»: così lo definisce nella prefazione il noto critico letterario Renato Minore.
La trama racconta il tentativo di esistenza di Diego, appena diplomatosi e in cerca della sua strada.
Quasi nulla viene narrato: sono i pensieri e le parole del protagonista e degli altri personaggi a fare evolvere la storia.
Come per un cammino iniziatico, le difficoltà di comunicazione con la famiglia, l’idealizzazione del padre con la conseguente uccisione del suo mito, le amicizie sbagliate e l’angoscia per il proprio futuro porteranno il giovane a rifugiarsi nell’alcol e nella droga, rifuggendo la vita; ma l’amore, la bellezza e la saggezza di un misterioso personaggio lo condurranno verso la ri-nascita.

«È arrivato il momento di dire tutto ciò che ho tenuto dentro per anni».

Antonia ha finalmente realizzato il suo sogno, avere una famiglia.
Si sente felice come amante, come moglie, come madre quando…
Le vite di Antonia, Massimo, Mattia e Andrea si riversano in una storia toccante, arricchita da eventi inattesi, sviluppata con ritmo teso e appassionante per raccontare l’amore, le attese, i sospesi, l’inferno e il paradiso della vita.
Un romanzo profondo che pone lo sguardo sul gioco del destino che, rimescolando le carte del tempo, tutto può. Dimostrandoci che tra passato e presente, tutto si evolve e tutto si trasforma.

«L’uomo uccide ruba si vende per denaro, la più diffusa religione al mondo».

Un Amore di città è un romanzo ironico e sferzante che narrale vicende della classica città di provincia italiana: 70.000 abitanti, pettegolezzi, lusso ostentato, arrampicatori sociali e parvenu. Rapasodi – nome di fantasia – non si trova né a nord né a sud, si sceglie di non specificare la regione perché l’Italia è permeata da queste realtà,più chiuse e curiose di un paesino di poche anime. Invidia, risentimento, calunnia, corruzione muovono i personaggi di questa sin-city arroccata su un cucuzzolo. Tutti tradiscono tutti, in un’ironica commedia che fa rivalutare la stressante vita metropolitana.

«Fermo o sparo!».
«No, non spari! Sono io che vi ho chiamato!», urlò.
«Zitto! Documenti».

Il protagonista Thomas Landi è un ricco italiano. Sposato con cinque figli, è sportivo e appassionato di tutto ciò che gli permette di vivere con intensità. Durante la settimana bianca, che sta trascorrendo con un gruppo di amici, trova in un bosco di Saint Moritz il cadavere di una donna e diventa il sospettato principale dell’omicidio. Il racconto si svolge seguendo i personaggi tra la Svizzera, Londra, Bali, la Norvegia e Roma.

«In quel popolo e nella sua dignità riconoscevo la passione politica di Bob Kennedy».

Appena eletto Presidente degli Stati Uniti, nel 2016, Bernard Cosano attende di subire un’operazione per via di una lesione ossea. Sarà l’occasione per ripercorrere insieme alla sua assistente Pilar i primi passi della sua carriera, nei convulsi anni Sessanta: la giovinezza infiammata dagli ideali democratici, la passione politica ispirata dalle parole del senatore Robert Kennedy, le amicizie, le invidie, gli eventi che hanno fatto la storia americana e mondiale. I problemi di salute, però, mettono duramente alla prova il neopresidente, che deve decidere se rinunciare alla carica proprio come, molti anni prima, dopo l’omicidio di Robert Kennedy, aveva per lungo tempo messo da parte l’impegno attivo. Ormai anziano, Bernard Cosano si trova di fronte a un bivio cruciale: quello tra resa e speranza.

«Ecco questa è Sofia, o meglio anche io sono Sofia, solo che lei è mia nonna. Lo so, è complicato, ma è tutta colpa dei miei genitori che mi hanno voluto dare il suo stesso nome».

Sofia a e sua nonna Sofia sono inseparabili. E non importa se la nonna è morta già da dieci anni, la nipote continua a sentirne la voce condita di proverbi, colori e dialetti del sud e a chiederle consigli.
E sì che di consigli Sofia ne ha davvero bisogno. Lavora come fashion stylist, ed è sottopagata e maltrattata dal suo capo donna. Sta per concludere un affare da due milioni di euro che salta per una serie di equivoci e coincidenze che demoliranno la sua credibilità agli occhi dei clienti, e in amore non è più fortunata.
Quando Sofia toccherà il fondo, perdendo anche il lavoro, la nonna e il suo amico Nicky saranno gli unici a rimanerle accanto.

«Tardavo a riprendermi dall’emozione che mi aveva suscitato la confessione di Angelo, a lasciare quegli occhi spogliati di ogni cautela, nudi, senza vergogna di esserlo. Se l’effetto su mio fratello, così parco di sentimentalismi, era quell’incantamento nello sguardo, pensai allora che l’amore dovesse essere il più alto traguardo nella vita che un essere umano potesse raggiungere».

Anna, figlia di un sopravvissuto al lager nazista di Bretenau, cresce in una famiglia povera, intessuta di relazioni affettive conflittuali dopo che suo padre è tornato dalla guerra col cervello “scompagnato”. Nonostante tutto vive un’infanzia felice nel paese in cui è nata, Gaeta, che per lei è il posto più bello del mondo, perché c’è il mare. Il romanzo ripercorre i primi passi di Anna nell’alfabeto erotico ancora sconosciuto e inibito dai costumi dell’epoca, poi il ribaltamento dei progetti di vita con il grande amore della sua vita, Augusto.

Le gesta tragicomiche di un autore di bestseller

Gad è un giovane rom laureato che per vivere fa il pizzaiolo e, nei momenti liberi, scrive le avventure di Damiano, un giornalista che è la versione opposta di sé: riserbo contro arroganza, profondità contro frivolezza, ricerca della donna giusta contro collezione di storie “mordi e fuggi”. Quando un editore gli commissiona la trilogia di quello che sarà un bestseller a livello planetario, Gad, lungi dall’esultare, va in crisi creativa. Damiano – la cui vita affettiva segue solo due comandamenti: ingannare e sedurre – è troppo diverso da Gad, che invece è leale, riservato, affidabile. Eppure, con il procedere della storia, si scoprirà che non sono pochi i punti di contatto tra chi è convinto di vivere in modo responsabile e chi crede di cercare solo il divertimento.

Storie di donne alla ricerca di sé.

La “cenciosa”, così veniva chiamata Filomena dalla gente di paese. Abitualmente seduta su un masso, all’ora del tramonto, racconta i fatti più salienti e dolorosi del suo passato a Maria. Incantata dalla sua stravaganza, Maria annota i ricordi, per ritrovarsi alla fine coinvolta in un segreto famigliare per lei sconvolgente. Elsa, la glia di Maria, completerà il racconto che pubblicherà insieme a uno dei tanti manoscritti trovati in casa: un diario, che narra le emozioni di una madre che guarda indietro alla sua vita.

«Per risolvere un problema tenti tutte le strade. Finché capisci che la cosa importante non è la soluzione. La cosa importante è dove sei, e come ci sei arrivato».

Diciannove racconti brevi che inquadrano scorci di vita, nei quali i protagonisti si confrontano con situazioni diverse, a volte vere e proprie prove; è da queste prove, e dalle strategie che adottano per superarle, che emerge il loro carattere.
Le relazioni e le convenzioni sociali, vengono messe in discussione da personaggi che si scoprono anticonformisti e imperfetti.
A collegare tutte le storie un filo sottile: la matematica. È lei, la Regina delle scienze, la prova del nove per verificare se, nella vita, i conti tornano o non tornano.